L’amore è innanzitutto la nostra lontananza dalle cose,
nel migliore dei casi – annullamento di questa distanza, cioè fusione.
Prendiamo il più umano dei casi: l’amore materno.
Non una sola madre dirà a se stessa che ama il suo bambino,
che lo ama molto, più di tutto al mondo, che ama solo lui e così via…
Perché lei è il suo bambino, e il suo bambino è lei.
Marina Cvetaeva, Il poeta e il tempo
Il tema della maternità ha ispirato da sempre la produzione artistica e letteraria d’Occidente e d’Oriente e ha creato nel tempo icone e simboli che si associano a valori non soltanto religiosi.
Nel suo originale percorso d’artista Angiola Tremonti ha dato vita alle figure delle “Mabille”, donne madri che, nelle sue parole, sono “matrici, creature uniche, essenze soavemente amorfe” e incarnano il principio vitale che si infrange come un’onda e ritorna attraverso le cose e i pensieri.
Angiola Tremonti impiega i più diversi materiali in questa ricerca ed esplora la dimensione del fantastico mettendo in dialogo pittura, scultura e design.
Natura e artificio si confrontano e alimentano una forma d’energia “magmatica” che si propaga in un’esperienza multisensoriale. Nella mostra infatti le sue sculture sono “sculture da toccare” che grazie all’ausilio della tecnologia creano un coinvolgimento diretto del pubblico.
Le Mabille, poi, interagiscono idealmente con il parco di Villa Reale perché l’esposizione riproduce un “bosco intentato”, popolato di personaggi fatati e figure zoomorfe. In questo universo onirico tutto può trasformarsi. La donna madre dalle fattezze africane è un “alter ego” dell’artista che non teme di affrontare anche la sofferenza, il dolore, la morte. La Mabilla è inchiodata alla croce, ma in un cammino iniziatico e di purificazione tenta di raggiungere l’immortalità. Da Nord a Sud la maternità è motivo portante nella storia dell’arte e della cultura e le figure “poliformi” di Angiola Tremonti danno corpo a un’emozione intima e profonda dell’animo, a una sensualità legata alle radici della terra, della vita, dell’amore. Fra antiche memorie e frenesie del vivere contemporaneo le sue donne rappresentano un differente sguardo sull’essere e l’abitare il mondo. Con passione per l’umano e desiderio di giocare con la natura. Per provare a sondare le sue forze primigenie e misteriose là dove realtà e sogno si confondono creativamente.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
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