La conoscenza è un atteggiamento, una passione…
Non è vero che il ricercatore insegue la verità,
è la verità che insegue il ricercatore.
Robert Musil, L’uomo senza qualità
Che cos’è questa mostra, Schiele e il suo tempo, se non un buon pretesto per un discorso sull’arte? Che cos’è questo tempo se non uno spazio fatto di corridoi, vincoli sotterranei fra uomini capaci di affrontare la categoria della crisi?
Che cos’altro è la Vienna di Schiele se non una domanda aperta sulla felicità dell’essere per dare forma al senso del corpo e della psiche?
Il travaglio e la nascita di un’idea nuova e diversa di eros e di morte sono al centro dell’attesa esposizione allestita nelle sale di Palazzo Reale. Lo sguardo inquieto di Schiele, e al contempo erotico senza timore della finitudine, ci racconta accanto a capolavori di artisti quali Klimt, Kokoschka, Gerstl, Moser la Vienna début siècle. Ma si tratta di un periodo storico più ampio che, a partire dalla fine del secolo XIX fino al 1918, segna una delle più importanti rivoluzioni culturali nei diversi campi del sapere: dall’arte alla letteratura, alla scienza, alla filosofia, all’architettura, alla musica. Come non pensare, in questi anni, a personalità quali Robert Musil, Karl Kraus, Arthur Schnitzler, Hugo von Hofmannsthal, Sigmund Freud, Adolf Loos, Arnold Schönberg e Gustav Mahler?
La Vienna mitteleuropea dell’epoca rappresenta e riassume in sé un vivace fermento culturale insieme alle contraddizioni e ai conflitti che porteranno allo scoppio della prima guerra mondiale.
Al pubblico milanese e non soltanto viene, allora, offerta, in questa mostra, la ricchezza di una città – Vienna - nella quale si decidono le sorti del vecchio Continente. Gli influssi della Secessione e dell’Espressionismo si riverberano nei lavori esposti e ci parlano delle ossessioni di Schiele, della sua visione dell’uomo moderno. Una concezione profondamente mutata su cui gravano angosce e malinconie. Ma su cui si liberano emozioni e riflessioni sul senso dell’esistenza, pervaso da una radicata tragicità.
Tra la vita e la morte, l’identità e la perdita di identificazione, la forma e la deformazione le immagini di Schiele ci colpiscono con la loro (apparente) nudità, per la raffigurazione dei corpi che suggerisce un percorso introspettivo verso i sussulti dell’animo. Dove le componenti d’erotismo non sono schegge impazzite. Esplodono, in tal modo, i dilemmi e le interrogazioni alla ricerca del proprio “io” di fronte a una condizione di lacerante crisi esistenziale. Senza possibilità di trovare una risposta risolutiva.
La pittura per Schiele, e la letteratura per Schnitzler, figura di primo piano sulla scena teatrale, non è semplice specchio, ma facoltà di vedere, talvolta disturbata che si fa proprio per questo più attenta, vera presa mobile sulla realtà di tutti i giorni.
“Con una bellezza strana e malinconica mi si ripresenta tutto… e io rivivo ogni cosa daccapo. Particolari mi tornano alla mente”. Così Schnitzler dipinge l’irrequietudine creativa della vita interiore che continuamente solleva interrogativi e insinua dubbi sulle false certezze. Auspichiamo perciò che nell’anno che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedica alla conoscenza intesa come convergenza dei saperi in vista di un pensiero in grado di riunire linguaggi diversi, superando le rigide suddivisioni disciplinari, la medesima tensione scaturisca e si effonda dalle profondità delle opere di Egon Schiele perché possiamo spingerci oltre, alla ricerca di simboli e destini comuni.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
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