______________________________________________________________



Scapigliatura. Un 'pandemonio' per cambiare l'arte

Palazzo Reale, dal 26 giugno al 22 novembre '09



Né solamente indovino ma leggo. Segni in matita di tutti i colori,
pudiche cancellature effetto d’impudicizia, punti esclamativi,
e, più ancora, d’interrogazione, postille e paraffi adulatorii e ingiuriosi,
stendono sulle pagine della reduce copia una ragnaja d’interpretazioni
e di note che più grottesca e contraddicentesi non ebbero Dante e il Burchiello.

Carlo Dossi, Margine alla “Desinenza in A”

Cosa è stata la Scapigliatura? O meglio cosa è ancora, cosa permane di quell’atteggiamento nei confronti della realtà? Innanzitutto non solo pittura.
Poesia e arte “scapigliata” sono movimento scomposto e spettinato a cui aderiscono artisti e intellettuali eterogenei, “irrequieti, travagliati, turbolenti” come narra Cletto Arrighi nel “manifesto” La Scapigliatura e il 6 febbraio del 1862. Un alone di mistero avvolge questi nuovi “maudits” che traggono ispirazione, da un lato, dalle opere di Baudelaire e dal romanticismo tedesco, dall’altro, dal realismo di Zola.
L’esposizione di Palazzo Reale, Scapigliatura. Un “pandemonio” per cambiare l’arte, riscopre questa corrente che trovò in Milano il suo centro propulsivo, attraverso 250 opere in un ideale percorso tra dipinti, sculture, incisioni, fotografie, testi, spartiti musicali. Facendo propria, in questo modo, la vocazione del gruppo che è stato un antesignano nella concezione di “un’arte totale”, in cui si fondono, ad esempio, letteratura, scena e musica nel più puro spirito wagneriano.
La mostra traccia la storia di questa avanguardia dagli anni della formazione con, fra le altre, opere del Piccio, di Faruffini e Carcano, al “momento d’oro” con Daniele Ranzoni e Tranquillo Cremona, alla scultura scapigliata con Giuseppe Grandi, Ernesto Bazzaro, Paolo Troubetzkoy, con anche opere di Medardo Rosso. Per terminare sull’ultima fase milanese con i contributi e le rielaborazioni delle nuove generazioni.
Insieme a loro musicisti e letterati quali Arrigo Boito e Carlo Dossi con la loro capacità di dare forma e incarnare lo spirito di rinnovamento e sovvertimento che ha attraversato la società del tempo. Alla ricerca di una verità nascosta (e spesso ambivalente) a cui si può ascendere intraprendendo strade poco battute e non convenzionali. Per aprire la via a esiti dal sapore espressionista e pre-decadentista. Con suggestioni oniriche, sepolcrali, tese fra sensi e trascendenza, con incursioni nell’occulto.
Una sfida aperta alla società e ai costumi dell’epoca che ha visto crescere come in ogni grande città del mondo incivilito “una razza di gente… pieni d’ingegno quasi sempre; più avanzati del loro secolo…” in aperta contestazione e in una pratica di vita anticonformista. Un’esposizione che li ricorda nell’impeto delle loro creazioni artistiche in una Milano che è di nuovo palcoscenico di letture teatrali, esecuzioni musicali, pièces e proiezioni cinematografiche. Per riassaporare insieme il clima della Scapigliatura senza farne una caricatura, al contrario cogliendone l’intatta interrogazione.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano


______________________________________________________________


chiudi