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Gli ultimi Samurai
cat. Edizioni Gabriele Mazzotta

Palazzo Reale, dal 24 febbraio al 2 giugno '09



Il rapporto con la verità?
Devo sempre trovare il modo di farla rientrare nei film…
Non è stato difficile ritrarre la storia giapponese
ed esprimerne i valori culturali.

Akira Kurosawa, Intervista

Di fronte e attraverso i Samurai: per una duplice postura, da un lato per parlare dei Samurai come soggetti attraverso gli oggetti d’arte. D’altro lato poiché Gli ultimi Samurai qui sono quelli che si manifestano come spirito, evocazione che si libera dalle forme per comporre le figure dell’interrogazione: chi sono stati i Samurai?
Come accostare oggi l’universo degli ultimi Samurai con un punto di vista che sia multi-disciplinare e inter-culturale?
Le parole di Akira Kurosawa in una delle rare interviste rilasciate dal maestro giapponese che ha forgiato il nostro immaginario di spettatori d’Occidente con il capolavoro I sette samurai del 1954, premiato al Festival di Venezia, ci introducono a un’interessante esposizione che intende offrire una nuova visione della storia e cultura giapponese. Così come la “galleria dei sette” di Kurosawa ci ha restituito sette forme del codice etico e comportamentale del samurai, altrettanto l’esposizione Gli ultimi Samurai ci propone un viaggio in questo mondo antico, affascinante, ricco di sfumature e molto più complesso di quanto si potrebbe credere.
La raffinata cultura orientale con la sua mitologia, il suo sentire e la sua filosofia tornano spesso tra le referenze letterarie, pittoriche, cinematografiche e musicali del nostro tempo.
Eppure la concezione della bellezza di questo Paese non è stata ancora del tutto esplorata. Le armature dalla collezione Koelliker presenti nella mostra, ad esempio, con preziosi ornamenti e importanti lavorazioni sono chiaro pre-testo, perché poco conosciute al largo pubblico, per tracciare attraverso gli oggetti la storia di un popolo tra società, politica ed economia. Senza tralasciare le tradizioni che affondano in un lontano passato tra mito, rito e teatro.
Scomporre l’immaginario del samurai di cui a volte permangono alcuni stereotipi per comprenderne la reale statura e significato è obiettivo essenziale di questa prima mostra in Europa dedicata a tale figura che vede il coinvolgimento di Palazzo Reale e della Fondazione Antonio Mazzotta, nell’anno in cui la nostra città ha stabilito una collaborazione concreta con il Giappone.
Perché aprirsi a un’altra cultura e ospitarla a Milano vuol dire arricchirsi a partire dalle differenze che fanno pensare. Del resto, la rivalutazione della città passa per la rivalorizzazione della cultura e delle tradizioni. L’identità, nel riconoscimento e nel confronto con l’altro, costituisce la base e l’altezza per la costruzione di qualsiasi modo etico per abitare il mondo. Con una preoccupazione che vogliamo fare nostra, acquisita da un grande scrittore - Yukio Mishima – che, a proposito del rispetto per gli anziani, afferma nelle sue Lezioni spirituali per giovani Samurai: ”La terribilità della vita consiste nel fatto che nulla può garantirci maturità ed evoluzione. Per quante conoscenze possiamo accumulare esse non necessariamente conferiranno sicurezza e stabilità alla nostra esistenza”.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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