______________________________________________________________



Il sacro lombardo. Dai Borromeo al Simbolismo

Palazzo Reale, dal 6 ottobre '10 al 6 gennaio '11



Cose, tutte, che scendono
sulle dramatis personae delle tele,
prima ancora che sulle tele esse
avviino le loro azioni ultimative;
in quanto di sé l’intridono e,
a furia d’intrisioni, le compongono.

Giovanni Testori, La realtà della pittura


Il rapporto fra il sacro e l’arte è antichissimo e radicato nelle origini. Là dove la scrittura e l’immagine esprimono con forza l’insopprimibile tensione verso il trascendente con amore per “l’uomo”.
Marc Chagall, uno dei più grandi artisti del nostro Novecento, cresciuto in una famiglia di religione giudaica, affermava che: «Per me, come per tutti i pittori dell'Occidente, la Bibbia è stata l'alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli».
E, venendo alla realtà del nostro territorio, non vi sarebbero la Milano rinascimentale, né quella ottocentesca e neppure quella contemporanea senza la Milano romana, cristiana. Quest’ultima infatti è la base e l’altezza di una storia nella quale la dimensione religiosa è il risultato di un’estetica peculiare. Un’esperienza che permea e filtra in molti ambiti della vita comune e quotidiana, compreso il lavoro.
Questa mostra, Sacro lombardo, che presenta in una linea cronologica alcune delle più significative opere dei maestri lombardi, piemontesi e veneti, è la prima tappa di un percorso più ampio che nel 2012 procederà con lo svolgimento a Milano del VII Incontro mondiale delle famiglie. E proprio su questo stesso tema avrà luogo una nuova mostra - sull’iconografia della famiglia dal 1400 ai giorni nostri. Nel 2013 si terrà, invece, la celebrazione dei 1700 anni dell'Editto di Costantino.
Questa esposizione prende avvio dal Seicento Lombardo, con l’impulso creativo impresso dal cardinale Borromeo, per seguire un cammino affascinante che ci conduce sino al Novecento, passando attraverso il secolo dei Lumi e la scrittura del Manzoni, per riscoprire la bellezza, l’inquietudine e la profondità di un’interrogazione radicale che con modalità diverse ricerca il senso ultimativo dell’uomo e dell’esistere. A quattrocento anni dalla canonizzazione di Carlo Borromeo cosa vuol dire, però, proporre il Sacro lombardo? Significa porsi domande non soltanto su aspetti devozionali e di culto, ma anche sul tessuto culturale e sociale delle differenti epoche.
Simboli e figure, icone e allegorie rinviano, difatti, fra storia e metastoria a una galleria di immagini che tentano di ancorare il divino al centro della realtà. Non prive del timore e dell’elegia che spesso si accompagnano, congiunte, alla percezione del sacro. “Ho paura di urtarti: / e non so ove tu sia, / dove incontrarti”, affermava su Dio padre David Maria Turoldo . È quanto accade nel corso del tempo a queste opere che sono in ciascuna forma di partecipazione e di giudizio morale agitate da una sottile vena d’irrequietudine che si diffonde fino a scivolare nel risvolto negativo della pietas e a rappresentare “quella carne infamata e infamante” che Testori identificava fra “sussulti… coscientissime fusioni… spada…” come “il segno più veritiero del naufragio”.
Dal Borromeo al Simbolismo si apre così un itinerario che muove dalla coscienza interiore e dal paesaggio lombardo per nutrire quell’infinito bisogno di vita, di speranza, di ”incarnazione” che si innalza dal quotidiano verso l’assoluto. In un movimento che non nasconde una lacerazione piena di significato, capace di offrire una risposta di fede al dolore, alla sofferenza, al “grido” levato in nome della libertà e della conoscenza. In spazi materiali e immateriali dove a iniziare al rito è il teatro delle arti.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

______________________________________________________________


chiudi