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Passports. In viaggio con l'arte
in collaborazione con British Council

PAC, dal 14 luglio al 13 settembre '09



Il sans-papier è un fuorilegge…
Il diritto è assicurato dalla detenzione di una“carta”,
di una carta d’identità, di una patente, di un passaporto,
che si porta su di sé, che si può mostrare e che garantisce il “sé”,
la personalità giuridica dell’”eccomi qui”.

Jacques Derrida, Scrivere sulla carta

I passaporti sono documenti che provano o dovrebbero provare qualcosa della nostra identità. Eppure qui Passports è qualcosa di differente che si identifica con il titolo di una mostra che intende offrire, a partire dai 75 anni di attività del British Council, un’antologica fra le più interessanti opere d’arte britannica del XX e XXI secolo acquistate dall’ente britannico per la promozione delle relazioni culturali.
Grazie a una selezione fra i pregiati 8000 pezzi che compongono la collezione che annovera, fra gli altri, Lucian Freud, Anish Kapoor e Damien Hirst, si propone così un’indagine non soltanto estetica del nostro recente passato ma anche sociale, politica, economica, filosofica sui confini, le relazioni, la globalizzazione.
Perché una particolarità di questa esposizione è, oltre alla valorizzazione artistica, la messa in mostra o in scena della cosiddetta “documentazione” cioè di quel “passaporto” dell’opera che ne ha accompagnato il o i viaggi fin dal momento dell’acquisizione.
In altri termini: nell’epoca della globalizzazione si afferma che non vi sia più nessuna convenzione se non l’omologazione. Confini, barriere, vincoli alla circolazione delle cose e delle idee paiono in larga parte abbattuti o allentati. Ma ci possiamo domandare: è davvero così? E cosa avviene se si tratta di merci un po’ speciali come le opere d’arte? Tanto più se recano in sé ironia, resistenza, trasgressione, clandestinità? Forse vi saranno istituzioni di nuove dogane o limiti? Ad esempio tra il bello e l’interessante? Nell’arte infatti si muovono pensieri ed emozioni che ci parlano del tempo e dello spazio di oggi e di ieri, della nostra percezione di esseri nel mondo, perfino con la forza dello sradicamento come destino, desiderio o decisione. Difficile trovare un consenso unanime. In un intreccio di risonanze “si inglobano” anche la dimensione dell’apolide e la deterritorializzazione. Bel paradosso. E tutto si esprime attraverso il linguaggio dell’arte, nelle forme, i colori, la materia, le tecniche, le correlazioni.
Per far sentire la voce degli artisti e riscoprire, al contempo, la storia delle collezioni, gli amori e gli umori dei galleristi, delle case d’aste, dei critici, degli appassionati.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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