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Shirin Neshat.
Women without men

Palazzo Reale, 29 gennaio all'8 marzo '11


 

Donne senza uomini non significa donne sole. Sono, al contrario, donne che si battono per i diritti di tutti. Donne (e uomini) su cui incide la differenza di genere nel contesto storico, politico, economico, culturale qui rappresentato. Pensiamo al “fare la differenza”. Dove questo fare significa agire, compiere scelte, stabilire valori non come obiettivo, ma partendo proprio dalla differenza per raggiungere l’uguaglianza. È, forse, questo il sentiero dell’arte battuto dalla Neshat per fuggire un mondo maschile ostile e trovare rifugio sul terreno della libertà? Ma che cosa succede quando la scrittura di una donna incontra la scrittura dell’esilio? Queste cinque installazioni offrono una risposta che sorprende e supera alcuni stereotipi raccontando cinque storie di donne che si scontrano con il potere degli uomini. Mettono in discussione la tradizione, hanno il coraggio di affrontare il tema della sessualità, sono vittime dell’oppressione. Allora, il linguaggio più adatto per narrare di queste vite non poteva che essere quello del cinema e del video. Parlare per immagini permette di impiegare maggiori possibilità riuscendo a penetrare nel silenzio eloquente delle donne. Là dove lo sguardo femminile apre l’accesso a un mondo differente dal nostro per origine, cultura e regime. Shirin Neshat non teme di con-frontare Occidente e Oriente, rovesciando i punti di vista, scegliendo fra i diversi stili espressivi quello del realismo-magico nel quale traspare l’influsso surrealista. Queste Donne senza uomini si pongono alla ricerca di una più intima spiritualità che prende le forme del simbolo e del colore, per poter far risuonare nel più alto senso le corde dell’emozione. A partire da un giardino mitico e sacro, fiorito nel deserto dell’omonimo e messo all’indice romanzo di Shahrnoush Parsipuor.
Shirin Neshat a Milano, a Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi è una scelta di cui mi assumo responsabilità: un luogo come la Sala delle Cariatidi, intriso di storia, simboli e sentimenti, uno spazio che ospitò feste e a cui furono inferte ferite, gli echi delle quali si proiettano ora sullo schermo della vita di Shirin Neshat.


Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano


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