______________________________________________________________



La monaca di Monza

Castello Sforzesco- Sale panoramiche , dal 25 novembre '09 al 21 marzo 2010



A che mi valgono natali, dovizie, e distinzioni in questo luogo;
ove mi strascinò il paterno volere, se il mio cuore non è, né può essere tranquillo!...

Giambattista Nasi, I promessi sposi

La monaca di Monza è anzitutto una donna.
Questa prima affermazione già racchiude il punto di vista nodale con cui è stata concepita la mostra.
Con questo progetto abbiamo, infatti, inteso offrire al pubblico una ri-lettura al e sul femminile di uno dei personaggi dei Promessi sposi che più hanno colpito l’immaginario collettivo dell’universo manzoniano.
In questa esposizione, proponendo al visitatore di assumere uno “sguardo dall’alto” e un attraversamento trasversale, vogliamo ripensare lo sfondo storico della vicenda letteraria, la documentazione originale del processo, l’interpretazione pittorica di questa tormentata figura, la ricchezza delle trasposizioni teatrali.
Con preziose opere di artisti quali Francesco Hayez, Mosè Bianchi, Giuseppe Molteni, Gaetano Previati possiamo sondare le pieghe dell’animo di Gertrude, di cui uno dei più noti riduttori – Giambattista Nasi – creava nel 1827 uno dei più interessante ruoli teatrali.
Una storia – quella di Marianna de Leyva - che nel dispiegarsi del tempo si colora di variegate sfumature fino alla personalissima Monaca di Monza di Giovanni Testori per la regia di Luchino Visconti (1967) e poi di Andrée Ruth Shammah (1985) e più recentemente di Elio De Capitani (2004).
Un profilo di donna che trova, peraltro, nel cinema e in televisione una grande occasione per tradurre in immagini il dilacerante dramma interiore. Pensiamo solamente alla Monaca di Monza di Raffaello Pacini, alla sceneggiatura di Ennio de Concini e Pier Paolo Pasolini, o alle versioni di Visconti e Carmine Gallone.
Con la mostra, allestita nelle Sale Panoramiche del Castello Sforzesco di Milano, fra verità storica e finzione letteraria, siamo allora in grado di comprendere meglio la complessità e la profondità della condizione femminile di un’epoca lontana così come le aspirazioni e le frustrazioni di uno spirito moderno in cerca di identità e libertà.
Evocando altre protagoniste costrette a scontrarsi violentemente con la storia degli uomini come Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Pia de' Tolomei, Isabella Orsini, il percorso espositivo intorno alla “peccatrice” di Monza ripropone l’antico tema del limite, della prigionia, del male di vivere, della bestemmia di cui Testori aveva colto il doppio e ambiguo sostrato: “sfida e dialogo” con Dio. Proprio in questa ambiguità si situa anche la cifra di un personaggio inquietante e affascinante per le sue contraddizioni, il dolore, l’insanato conflitto di coscienza.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano


______________________________________________________________


chiudi