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Michelangelo architetto

Castello Sforzesco , dall'11 febbraio al 8 maggio '11



I’ mi credetti, il primo giorno ch’io
mira’ tante bellezze uniche e sole,
fermar gli occhi com’aquila nel sole
nella minor di tante ch’i’ desio.
Po’ conosciut’ho il fallo e l’erro mio:
ché chi senz’ale un angel seguir vole,
il seme a’ sassi, al vento le parole
indarno isparge, e l’intelletto a Dio.

Michelangelo, Rime

È vero l’arte di Michelangelo – ed è stato ben sottolineato - è la sua tensione all’infinito, il che non equivale a quel “carattere di non finito” che spesso e, non senza equivoci, a lui è stato associato. In questa mostra progetto ed esecuzione sono indagati con particolare attenzione alle tecniche e con l’intento di mettere in luce nel corso degli anni lo stile di un artista di indiscusso valore.
Eppure va detto: associare Michelangelo a Milano non è, in apparenza, operazione facile. Tuttavia i risultati sono fecondi e necessari. Non solo se pensiamo a quel capolavoro michelangiolescho che è la Pietà Rondanini (1552-1564) custodito presso il Castello Sforzesco e che sarà oggetto di una prossima esposizione dal titolo L’ultimo Michelangelo. Disegni e rime attorno alla Pietà Rondanini, ma anche e soprattutto se allarghiamo il nostro sguardo all’eredità artistica di Buonarroti alla nostra cultura Europea.
Presentare i disegni e i progetti architettonici di Michelangelo significa far conoscere meglio un altro rilevante aspetto della sua poliedrica attività e, al contempo, ricomprendere il suo percorso creativo entro un più ampio contesto di relazioni culturali, influssi e tradizioni.
Ed è tra la Roma imperiale e gli anni della seconda Repubblica fiorentina che si collocano i disegni e gli studi del maestro per innovative opere architettoniche, sia quelle più celebri, sia quelle relative ad alcuni temi minori eppure importanti nel campo dell’edilizia civile o delle fortificazioni.
In certo modo potremmo dire che la bellezza delle forme e dei corpi scolpiti da Michelangelo si trasferisce agli edifici e all’intero corpo architettonico.
I beni culturali implicano, infatti, una specifica capacità di rappresentare con metafore nuove e diverse, attraverso fattezze inaspettate, ambivalenti, in grado di assumere un racconto, una parola “mitica” a sua volta creatrice.
Così l’immagine urbana diviene storia perché presenta in nuce cambiamenti epocali che intrecciano figure religiose e letterarie che attingono al territorio, talvolta facendo riferimento alla sua stessa struttura fisica.
Tutto questo è tanto più vero quanto più si riferisce alle preziose ricchezze della storia dell’arte e dell’architettura. Citiamo, per esempio, la facciata della Chiesa di san Lorenzo di Firenze o la Biblioteca Laurenziana, la concezione di piazza del Campidoglio o la Cupola di san Pietro a Roma.
Nella sua opera, come scrive uno dei più sensibili interpreti di Michelangelo, Georg Simmel: “davanti allo spirito aleggia una meta che è essenzialmente finita ma che indica… qualcosa di irraggiungibile…, che certo prescrive al desiderio la sua direzione ma che non lo porta a nessuna conclusione all’interno di qualsiasi elemento concepibile in modo finito”. In un movimento che, tradotto in altri termini, potremmo ora chiamare di ricerca infinita sul senso dell’esistenza e sulla bellezza.
Così Michelangelo diventa quell’artista che unisce forma e sostanza, letteratura e scultura, lavorando sull’uomo e sul divino che lo abitano.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano


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