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F. T. Marinetti = Futurismo
cat. Federico Motta Editore

Fondazione Stelline, dal 12 febbraio al 7 giugno '09



…Mancano calorie presto presto…

F.T. Marinetti, La grande Milano tradizionale futurista


Un fondatore è colui che attraverso l’energia modifica una materia fornendo a essa forme e figure inaspettate e innovative. In questa prospettiva - non vi è dubbio - Filippo Tommaso Marinetti è stato il fondatore del Futurismo.
Il titolo dell’esposizione offre due chiavi di lettura: 1) il Futurismo come prodotto di Marinetti; 2) l’equivalenza tra Marinetti e il Futurismo. Due chiavi di lettura che appaiono contraddittorie. Ma se si coglie la vera essenza della questione ovvero che in questa avanguardia e nel suo fondatore l’arte corrispondeva alla vita e la vita all’arte la contraddizione si risolve in azione.
Bisogna allora attraversare questa mostra a partire dal titolo che allestisce cinque interrogativi: Come parlare del Futurismo senza farne una caricatura? Come parlare di un’avanguardia artistica che non sia soltanto artistica? Come parlare di Futurismo seguendo una scrittura la cui sintassi è spenta di fronte al fuoco dell’ideale? Come parlare del Futurismo senza un futuro davanti e paradossalmente senza un passato unico e unitario alle spalle? Infine, come parlare allora del Futurismo senza Marinetti?
In quest’ultima domanda si racchiudono in realtà anche le precedenti. Non perché vi sia la piena coincidenza tra Marinetti e il Futurismo ma perché senza Marinetti non avremmo avuto lo stesso Futurismo. Avremmo verosimilmente conosciuto solo l’avanguardia artistica legata alla pittura e avremmo perso l’occasione di un incontro tra l’arte e la vita, di un’idea-azione.
Perché Marinetti è stato soprattutto il paradigma del vitalismo, di un pensiero teso a cogliere e sfruttare tutte le possibilità offerte da un’epoca che si è fabbricata nuova. Perché il Futurismo di Marinetti è stato al tempo stesso teoria e realtà alimentate di un’energia umana la cui eccedenza si potrebbe chiamare mistero dell’arte. Dunque sarebbe sbagliato considerare questo Movimento e il suo esponente di punta isolandoli dal contesto storico-culturale che Marinetti aveva perfettamente compreso: la città come metafora della tras-formazione, della creazione di un ambiente “elettrizzante”, ricco di sfaccettature e risvolti, sorprendente e fecondamente complesso.
Sotto questa angolazione un pensiero dell’ultimo Marinetti incarna bene la sua visione sulla città in uno sguardo rivolto a Milano che rappresenta “per tutti gli italiani la centrale delle energie e degli ottimismi d’Italia”, un’affermazione di ieri che vorremmo fosse un auspicio per la Milano di domani.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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