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Gualtiero Marchesi e la grande cucina italiana

Castello Sforzesco - Sale Viscontee, dal 17 aprile al 20 giugno '10



Gusto: quest’ultimo richiede per definizione il senso delle sfumature.

Ernst Bloch, Tracce: Cose – Mangiar olive con precisione

Gualtiero Marchesi è anzitutto un grande maestro della cucina italiana. Ma non solo. È un pittore perché ha ricreato il colore, l’armonia, il centro delle sue composizioni. È uno scultore perché insieme al fare ha saputo togliere. È anche un musicista in quanto ha il senso del tempo e del ritmo, infine è uno “scrittore” che ha sempre un racconto ulteriore.
Ma quali sono le ragioni di questa mostra in suo onore? Gualtiero Marchesi ha riconosciuto e rappresentato, prima di altri, il gusto come una forma della bellezza. Di più, ha ampliato la nozione di gusto da un “senso privato” a un “senso pubblico”.
Questa esposizione, proprio per catturare i molteplici risvolti della sua arte, è stata concepita attraverso la declinazione di un numero alchemico: il 7. 7 sono i giorni della settimana, 7 le note musicali, 7 le arti liberali, 7 i veli, 7 le porte di Tebe, 7 le colonne che sorreggono il mondo, 7 i sigilli. Questi, però, sono soltanto alcuni dei significati simbolici e dei rimandi misteriosi e misterici a cui rinvia il numero 7 per un’evocazione lontana e visionaria che ben si presta, qui, a raccontare le “Storiae d’Italia” di Gualtiero Marchesi che si snodano lungo il filo dell’acqua.
Il maestro, che quest’anno festeggia i suoi ottanta anni, è all’onore con una mostra allestita nelle sale viscontee del Castello Sforzesco che è, per l’appunto, ripartita in un percorso di sette tappe ideali di un viaggio fra la biografia di Marchesi e la storia del gusto.
Fra i piatti tipici della sua fertile “terra d’acqua” natale fino alla “cucina totale” lo spettatore è, allora, invitato a scoprire gli strumenti e la tecnica, la dimensione estetica della buona tavola, le tradizioni gastronomiche regionali italiane, la vivacità dei mercati. Per cogliere o per tentare di cogliere i preziosi insegnamenti di un maestro che si è adoperato in prima persona per la trasmissione di quello speciale “saper fare cucina italiana”.
Quest’esposizione a tema assume, per di più, in prospettiva di Milano Expo 2015, un’altra pregiata valenza perché l’alimentazione con tutte le problematiche connesse e le implicazioni etiche sarà uno dei principali terreni d’azione e di discussione di questo prossimo importante appuntamento internazionale che avrà sede nella città di Milano.
L’Italia vanta poi una cultura enogastronomica di primo piano. Ed è così che abbinando il patrimonio artistico, le opere d’arte e la cucina, la mostra ci permette di investigare la relazione complessa e affascinante che intercorre tra cibo e culture. Là dove, per esempio, artisti direttamente in relazione con Gualtiero Marchesi o artisti a cui egli si è ispirato per la composizione di alcuni piatti, fra i quali: Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni, Giancarlo Vitali, Velasco illustrano una produttiva interazione dei saperi, della creatività, della fantasia, dell’eleganza, dello stile del nostro Paese. Perché le culture, nell’anno che il nostro Assessorato dedica alla conoscenza, si coniugano qui al plurale fra esperienze, sperimentazioni, ricerca, piacere del “gustare”.
E Gualtiero Marchesi, quasi sdoppiandosi fra due personalità: “Gualtiero” e “Marchesi” che rimandano al nome proprio, “popolare”, e al titolo nobiliare racchiuso nel cognome, ne è interprete d’eccezione.
Là dove la sua ricetta più riuscita si condisce dell’esperienza, ricreata con una formula magica e misteriosa i cui ingredienti sono: un pizzico di umiltà, una mano di sapienza, abbondante curiosità, e una dose e mezza di follia.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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