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La nuova manualità nell'era digitale

ex chiesa di San Carpoforo, dal 27 marzo al 1 aprile '09



Le mani sono pur sempre un organismo complesso,
un delta in cui molta vita confluisce da lontane origini
per riversarsi nella grande corrente dell'azione.
Le mani hanno una storia, una cultura, una particolare bellezza;
si concede loro il diritto di avere un proprio sviluppo,
propri desideri, sentimenti, capricci e passioni.

Rainer Maria Rilke, Auguste Rodin

La mano è il primo cervello dell’uomo. Grazie alla mano l’uomo si fa tecnico. E con la tecnica filosofo. La città da sempre si interroga sul rapporto tra filosofia e scienza. Da qui discende l’adesione al progetto: La nuova manualità nell’era digitale un’innovativa esposizione che coinvolge i giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Brera e il Gruppo Bosch, leader internazionale nella ricerca e produzione di tecnologie per autoveicoli, industriali, costruttive e beni di consumo.
Un binomio particolarmente interessante perché la relazione tra arte giovane e tecnologia si declina su opere interamente realizzate con l’impiego di elettroutensili. Con una prospettiva onirica che allude al mondo delle fiabe, a suggestioni classiche e mitologiche, alla storia dell’arte e della materia, alla fotografia, al divenire del tempo, alle videoinstallazioni, agli strumenti da cucina.
La solarità, inoltre, è un tratto che attraversa questa interpretazione della tecnologia con l’auspicio di potenziare il ricorso all’energia rinnovabile. Anche l’impegno di Bosch, infatti, è segnato da un’attenzione per l’ecologia e l’ambiente.
Le forme del disegno e il ritorno alla dimensione ancestrale dell’uomo completano il percorso della mostra che si apre infine all’uso creativo della cera e del gesso. Perfino là dove l’identità quotidiana si trova frammentata, mobile, ri-composta in un nuovo ordine.
Un evento che offre una scena affascinante e misteriosa – la chiesa sconsacrata di San Carpoforo – a 20 ragazzi alla prova con la sfida dell’arte e della tecnica. Per un’iniziativa che si vuole più complessa all’interno della quale rientra una donazione del Gruppo per il restauro del gesso “Galata morente”.
La manualità, in questo contesto, riacquista quella “grande corrente dell’azione” che lo scultore Auguste Rodin sapeva imprimere alle proprie opere.
Del resto, manipolare e “creare” con le mani rappresenta una importante riappropriazione antropologica delle tecnologie che sanno qui interagire e dialogare con l’uomo. Dove il concetto di creazione artistica si estende al rapporto di continua tras-formazione, generazione, tras-missione. Per recuperare quello sguardo spiazzante, deangolato e visionario che permette un avanzamento, una crescita, un racconto del nostro quotidiano e delle nostre aspirazioni. Attraverso quel rapporto intimo e profondo tra l’immagine della tradizione e l’immaginario del nostro futuro. Con un pensiero che abbia uno stile e un più ampio spazio per la vocazione.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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