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Emilio Longoni. Due collezioni

Galleria di Arte Moderna - Villa Reale , dal 21 ottobre '09 al 31 gennaio 2010



La malinconia… l’occasione di un atto della ragione, la vera questa volta,
quella scevra di ogni dismisura, di ogni fantasma?
Quella che non conosce la vertigine, anche se china sull’abisso?
Ciò che amava solo la notte diventa il mezzo della conoscenza.
Ciò che decomponeva, quello della ricomposizione.

Yves Bonnefoy in J. Starobinski, La malinconia allo specchio

Nell’ambito del progetto Milano si racconta che segue il passo di una città che ama le distanze e non ha paura di abitarle, la Galleria d’Arte Moderna di Milano ospita una mostra di studio dedicata a Emilio Longoni, in occasione dei 150 anni dalla sua nascita, con l’esposizione di ventitré emblematici dipinti rappresentativi della sua produzione e al contempo esplicativi per la nostra storia. Attraverso le opere del pittore conservate in due Collezioni, quella della Galleria d’Arte Moderna e quella della Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, generoso promotore dell’iniziativa, possiamo così riscoprire un originale percorso d’artista che attraversa l’esperienza del verismo, del divisionismo, del simbolismo.
Dalle nature morte, ai ritratti a pastello, all’impegno de L’oratore dello sciopero del 1890-92, fino ai paesaggi montani, Longoni cattura sempre l’anima delle cose, delle persone, dei luoghi.
La sua pittura trascende per scelta l’immediatezza del momento e raggiunge quella sospensione dell’istante che si declina in un senso di velata nostalgia, di malinconico sguardo, talvolta di emozione trattenuta a fatica.
Ma dietro a queste immagini si ritrovano anche le passioni e le battaglie civili, la narrazione di mezzo secolo di storia non soltanto della pittura figurativa.
I suoi paesaggi sono certamente luoghi interiori che producono uno spazio relazionale, che viaggia silenziosamente attraverso errabondi pensieri, strade scoscese, frontiere aperte per affrontare confini spesso invisibili trasformando ciò che appare in un paesaggio incantato.
La poetica delle sue opere si esprime attraverso un sapiente dosaggio delle luci e uno studio approfondito sui colori che si riflettono negli elementi naturali.
La montagna, in particolare, diviene metafora per incarnare la lotta eroica dell’uomo contro il limite, la tensione verso il cielo, i movimenti di ascensione e discesa fisici e simbolici nel tentativo di raggiungere mete lontane ma forse non impossibili. Per raccogliere la bellezza della natura e la sottile inquietudine che pervade l’uomo moderno. In un testo che si fa storia.
La mostra si fa così occasione per incontrare in questi scenari di vita sociale o nelle solitarie vedute paesaggistiche le impronte materializzate e incancellabili della comunità di riferimento di allora. Con uno slancio verso il futuro, su quella linea ferroviaria da poco inaugurata che collegava Milano a Tirano, per viaggiare verso una personale e intima ricerca artistica.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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