Le loro case in cerca d'aria come alberi chiusi,
procuravano di guadagnare in altezza
ciò che era loro impedito in larghezza…
Il Veneziano doveva divenire un nuovo tipo di persona
e perciò anche Venezia non può essere paragonata che a se stessa.
Come il Canal grande non può essere paragonato
a nessuna strada del mondo…
J. W. von Goethe, Giornale di viaggio in Italia per la signora von Stein
È stato ben scritto che il “paesaggio è la natura vista con il filtro delle idee”. Tale affermazione è stata a lungo il principio e l'obiettivo dei migliori letterati, filosofi, geografi e storici dell'arte della cultura tedesca in Europa. Il paesaggio è l’esposizione, la rappresentazione, l’interpretazione di una forma il cui contenuto è collocato da sempre tra l'uomo e la terra, quest'ultima intesa come “cosa” da riconoscere e raccontare. Ne discende una delle più feconde conseguenze dello sviluppo della storia della filosofia il cui esito è l'estetica. La relazione tra pittura e paesaggio non può muovere, allora, che da una ferma fruizione di senso. E dei sensi. Uno dei padri dell'Europa, quel titano del pensiero il cui nome è Goethe, ha con queste parole aperto la questione: “Niente è dentro. E niente è fuori. Poiché ciò che è dentro è fuori”. Il paesaggio diviene così a un tempo patria e partenza di un discorso attinente a quella singolare e suggestiva disponibilità psichica che possiede l'uomo laddove si lascia ingravidare dalle immagini. È ancora Goethe a esserci necessario in questa prospettiva affermando: “Proprio la percezione del paesaggio è spesso specchio fedele delle esigenze dell'anima e dello spirito di un'epoca”. Con questa premessa si può ora formulare una domanda che inquadri l'esposizione: quale rapporto esiste tra il disegno veneto del Settecento e la città di Weimar?
Nel clima di rinnovati e più intensi scambi culturali e relazioni internazionali questa collaborazione tra il Comune di Milano, il Castello Sforzesco e il consolato della Repubblica Federale tedesca offre un’occasione preziosa per scoprire insieme a un’interessante selezione di disegni dalle collezioni della Klassik Stiftung di Weimar un lato inedito della personalità di Goethe. Non a tutti è noto, infatti, l’impegno dello scrittore tedesco nel ruolo di conservatore delle raccolte artistiche presso i Granduchi di Weimar. In questa veste l’autore ha dimostrato uno specifico interesse e amore nei confronti del disegno veneto del Settecento. Tra gli artisti che qui sono rappresentati figurano, soltanto per citarne alcuni, Giambattista Tiepolo, Giambattista Piazzetta, Bernardo Bellotto e Antonio Zucchi. Goethe stesso – lo ricordiamo – è autore di un paio di disegni.
Il paesaggio in quest’articolata esposizione è elemento ricorrente e fortemente allusivo. Se nei tratti grafici si sintetizzano e sublimano gli scenari naturali il rinvio ulteriore è verso la costruzione di una geografia dello spirito in cui risplende una ricerca non sempre consapevole del sublime, di ciò che filosoficamente è stato definito come: “un'eccedenza di senso, quell'invisibile ultravioletto verso cui ci spostiamo ogni volta che cerchiamo di sporgerci, trasformandoci” (R. Bodei). Goethe è stato osservatore particolarmente attento della realtà italiana esplorata nel corso dei suoi soggiorni, ma si è trattato anche di un viaggio dell’interiorità che non ha trascurato dei luoghi visitati l’arte e neppure la scienza. Perché nelle sue parole: “Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l’apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate”. Il rapporto uomo-paesaggio ha conosciuto una rapida evoluzione nel corso degli anni fino ai compositi scenari di oggi ed è sotto questa luce che appare significativo il confronto con il passato sia sul piano dello stile e della tecnica, sia sulle emozioni, i pensieri e la visione del mondo del secolo che ha aperto alla modernità. Con un'ultima avvertenza: c'è sempre da guardare. Di fronte ai disegni non siamo solo ciò che siamo stati ma anche ciò che potremmo tornare a essere.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
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