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Goethe collezionista e il disegno veneto del Settecento.
Capolavori dalle raccolte di Weimar
cat. Officina Libraria srl

Castello Sforzesco , dal 13 marzo al 26 aprile '09



Le loro case in cerca d'aria come alberi chiusi,
procuravano di guadagnare in altezza
ciò che era loro impedito in larghezza…
Il Veneziano doveva divenire un nuovo tipo di persona
e perciò anche Venezia non può essere paragonata che a se stessa.
Come il Canal grande non può essere paragonato
a nessuna strada del mondo…

J. W. von Goethe, Giornale di viaggio in Italia per la signora von Stein

È stato ben scritto che il “paesaggio è la natura vista con il filtro delle idee”. Tale affermazione è stata a lungo il principio e l'obiettivo dei migliori letterati, filosofi, geografi e storici dell'arte della cultura tedesca in Europa. Il paesaggio è l’esposizione, la rappresentazione, l’interpretazione di una forma il cui contenuto è collocato da sempre tra l'uomo e la terra, quest'ultima intesa come “cosa” da riconoscere e raccontare. Ne discende una delle più feconde conseguenze dello sviluppo della storia della filosofia il cui esito è l'estetica. La relazione tra pittura e paesaggio non può muovere, allora, che da una ferma fruizione di senso. E dei sensi. Uno dei padri dell'Europa, quel titano del pensiero il cui nome è Goethe, ha con queste parole aperto la questione: “Niente è dentro. E niente è fuori. Poiché ciò che è dentro è fuori”. Il paesaggio diviene così a un tempo patria e partenza di un discorso attinente a quella singolare e suggestiva disponibilità psichica che possiede l'uomo laddove si lascia ingravidare dalle immagini. È ancora Goethe a esserci necessario in questa prospettiva affermando: “Proprio la percezione del paesaggio è spesso specchio fedele delle esigenze dell'anima e dello spirito di un'epoca”. Con questa premessa si può ora formulare una domanda che inquadri l'esposizione: quale rapporto esiste tra il disegno veneto del Settecento e la città di Weimar?
Nel clima di rinnovati e più intensi scambi culturali e relazioni internazionali questa collaborazione tra il Comune di Milano, il Castello Sforzesco e il consolato della Repubblica Federale tedesca offre un’occasione preziosa per scoprire insieme a un’interessante selezione di disegni dalle collezioni della Klassik Stiftung di Weimar un lato inedito della personalità di Goethe. Non a tutti è noto, infatti, l’impegno dello scrittore tedesco nel ruolo di conservatore delle raccolte artistiche presso i Granduchi di Weimar. In questa veste l’autore ha dimostrato uno specifico interesse e amore nei confronti del disegno veneto del Settecento. Tra gli artisti che qui sono rappresentati figurano, soltanto per citarne alcuni, Giambattista Tiepolo, Giambattista Piazzetta, Bernardo Bellotto e Antonio Zucchi. Goethe stesso – lo ricordiamo – è autore di un paio di disegni.
Il paesaggio in quest’articolata esposizione è elemento ricorrente e fortemente allusivo. Se nei tratti grafici si sintetizzano e sublimano gli scenari naturali il rinvio ulteriore è verso la costruzione di una geografia dello spirito in cui risplende una ricerca non sempre consapevole del sublime, di ciò che filosoficamente è stato definito come: “un'eccedenza di senso, quell'invisibile ultravioletto verso cui ci spostiamo ogni volta che cerchiamo di sporgerci, trasformandoci” (R. Bodei). Goethe è stato osservatore particolarmente attento della realtà italiana esplorata nel corso dei suoi soggiorni, ma si è trattato anche di un viaggio dell’interiorità che non ha trascurato dei luoghi visitati l’arte e neppure la scienza. Perché nelle sue parole: “Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l’apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate”. Il rapporto uomo-paesaggio ha conosciuto una rapida evoluzione nel corso degli anni fino ai compositi scenari di oggi ed è sotto questa luce che appare significativo il confronto con il passato sia sul piano dello stile e della tecnica, sia sulle emozioni, i pensieri e la visione del mondo del secolo che ha aperto alla modernità. Con un'ultima avvertenza: c'è sempre da guardare. Di fronte ai disegni non siamo solo ciò che siamo stati ma anche ciò che potremmo tornare a essere.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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