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Marco Glaviano. Jazz & Models

Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, dal 30 settembre al 7 novembre '10



Quale autore al mondo potrà insegnarvi la bellezza come uno sguardo di donna?

William Shakespeare, Pene d’amor perdute


Fui divorato dalla scoperta del jazz,
che non era conosciuto non solo in Italia ma in Europa,
nelle sue espressioni più pure, quelle del jazz negro.

Attilio Bertolucci, Tra jazz e melodramma


Che cos’è questa esposizione se non un corpo a corpo fra natura e cultura? Un faccia a faccia fra l’uomo e la donna? Un fianco a fianco fra il vedere e il sentire? Là dove il corpo è musa visibile (il) tutto è possibile.
Così a ispirare la fotografia di Glaviano è il nostro bisogno di bellezza, di raccontarla prima ancora di possederla. In effetti l’immagine di Glaviano nasce dalla scoperta di una relazione fondata sul rapporto a due, orientato da un paesaggio interiore che tenta un accordo con il paesaggio esteriore. La relazione fra arte, fotografia e la sua filosofia di vita si offre quale tributo alla donna, come saggezza d’amore.
Nel cuore di queste fotografie pulsa, dunque, un invito, quasi una proposta, forse un richiamo teso al saper vivere attraverso il piacere. Perché ogni corpo femminile non si riduce a uno sterile monologo e neppure a essere oggetto di uno sguardo proprietario (e maschilista) che rinvierebbe a una caricatura dell’erotico.
Jazz & Models è un dialogo carnale che non coinvolge la bellezza, ma il senso della bellezza che qui è “qualcosa in più” perché gratuito.
In questa mostra dedicata a Marco Glaviano, ospitata nelle sale del nuovo Museo di Palazzo Morando Costume Moda Immagine, si mettono a confronto due universi e due passioni: models & jazz.
I ritratti, i ritmi, i gesti, gli sguardi narrano, con uno stile personalissimo, una “certa idea” di femminilità declinata in una triplice relazione: quella fra il soggetto fotografato e il fotografo; fra la donna e il proprio corpo; fra la fotografia e il pubblico. In una galleria fotografica dagli anni ’70 ad oggi in cui spiccano le plastiche pose delle top models famose, gli ambienti selvaggi ed animati, l’amore per la musica e un omaggio a Milano, ripercorriamo la storia più recente del nostro Novecento. Adottando, così, con il suo obbiettivo un differente punto di vista sulle icone, gli stili e le mode e perfino gli stereotipi che hanno, per esempio, accompagnato gli anni Ottanta “edonisti” o i Novanta, segnati da riflessi introspettivi, più “oscuri”.
La ricerca estetica di Marco Glaviano si abbina a una colonna sonora d’eccezione: il jazz, una forma espressiva che nasce dall’incontro di generi diversi e che si esalta nelle atmosfere e nelle improvvisazioni, senza sottrarsi a ciò di cui abbiamo necessità: l’emozione.
Una cifra che ritroviamo nelle sua opera fotografica che si avvale creativamente dell’apporto delle tecnologie digitali. Là dove è la bellezza a essere messa in causa, in tutte le sue forme e apparenze, specialmente in quelle più imprevedibili e sensuali. Perché in queste fotografie coesistono più ingredienti: intuizione, desiderio, esperienza, rischio.
Entrare in questa mostra (e nel mondo) di Marco Glaviano significa, allora, compiere un’esperienza davvero singolare; vuol dire, in certo modo, oltrepassare la soglia di quello che lo scrittore Orhran Pamuk chiama un “museo sentimentale”, un luogo nel quale “ogni singolo oggetto (potremmo dire un’immagine) è un ricordo, un frammento di passato intriso di significato”.
Perché questo è il compito della fotografia, restituire i sentimenti e le impressioni di un tempo trascorso, ma traducendoli in una nuova interpretazione.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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