Pareva attendere ch'egli la ponesse alfine nello stato di grazia necessario
per elevarsi e rimanere in tal fuoco, verso di cui ella era stata spinta
da un folle desiderio di ardere e di distruggersi...
Gabriele D'Annunzio , Fuoco
Una mostra che si occupa di fuoco non può che avere un auspicio: farci bruciare di passione. E dopo “L’anima dell'acqua”, l’affascinante esposizione della scorsa stagione, quest'anno è il fuoco a essere protagonista di un percorso che esplora questo elemento naturale, in tutte le sue complesse e preziose valenze, fra antichità, Rinascimento, modernità e arte contemporanea.
Ri-tracciando una ideale storia del fuoco subito si avverte che l'origine e l'impiego di questo "processo di combustione" si alimentano del mito e di una connaturata sfera di sacralità. La letteratura, le arti, la musica, il teatro si sono spesso ispirate alla simbologia del fuoco. In senso letterale e metaforico la fiamma brucia e libera energia, passionalità, ma anche distrugge e consuma.
Come non ricordare il formidabile dono di Prometeo all'uomo che sembra suggellare la nascita della civiltà moderna e al tempo stesso narrare l'ubris, il desiderio di onnipotenza, di superamento (il)lecito del limite umano?
Studi scientifici hanno provato a definirlo: "distruttivo, irreversibile, senza scopo, in grado di generare autocombustione". Ma dietro a queste parole sono sorte immediate altre accezioni: "purificatore, iniziatore, divino, portatore di luce e conoscenza". Componenti fisiche e metafisiche che si intrecciano come per gioco nella sua "dualità". E perfino le società più avanzate ne conservano, nella versione tecnologica, una rispettata mitologia. Quale immagine, quali parole ritrovare, allora, per restituirne, in mezzo ai capolavori esposti, un ritratto appropriato? Forse, fra i molti pensieri e visioni che ha suscitato nell'immaginario dall'antichità ai nostri giorni, i versi poetici di Dante, citati in esergo da d'Annunzio ne Il fuoco, restano fra i più luminosi e misterici che siano stati mai scritti: "...fa come natura face in foco" (Paradiso, IV, 77).
Fra religione, scienza, tecnica e psicologia, i suoi influssi hanno così connotato diversamente la sensibilità e le forme della percezione dei popoli del Nord e di quelli del Sud. I colori, l'intensità, la forza di questo elemento è qui rappresentata in una cinquantina di opere di grandissimi maestri fra cui ricordiamo Giorgio Vasari, Antonio Canova, Gaetano Previati e artisti a noi molto più vicini nel tempo come Alberto Burri.
La mostra, composta da dodici sezioni, interroga dunque il fuoco per catturarne il portato culturale e l'essenza più vera.
Polisemica. Da declinarsi al plurale.
Quale migliore invito, allora, per "inseguire" un fuoco e ri-accendere l'amore per l'arte e la conoscenza nell'anno in cui l'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano promuove un concetto di cultura intesa come convergenza dei saperi? Là dove s'infiammano il fuoco antico e quello del futuro che qui possiamo innescare con un duplice e intrigante punto di vista: il sapore delle origini e il gusto per il domani.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
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