Afrodite pensa: pesa il peso della schiuma.
Questo peso vago, perlato,
che non pesa niente su tutta la profondità…
il peso di un tenue volo, che non circoscrive nessun territorio.
Che fende le alghe, e le onde, ma le lascia mescolate,
un vello pieno di schiuma…
Jean-Luc Nancy, Peana per Afrodite
Cosa significa estremo? Cosa vuol dire raggiungere l’estremo? È l’andatura di un uomo che cerca e sperimenta nuove forme espressive per abitare il mondo. E la bellezza è da sempre la cifra con la quale l’uomo si rapporta a questo mondo. Estetica è esperienza del sentire, Kosmos è ordine e ornamento. Cosmesi discende, difatti, da lì.
Ed è così che Extreme Beauty si traduce nel sentire del corpo in rapporto al cosmo frutto di un’invenzione e di una costruzione di utopiche visioni.
La fotografia, in questo, sprigiona frammenti di realtà e di sogno che permettono di cogliere il movimento vitale, l’onda spumeggiante del mito che lambisce la bellezza. Una delle più prestigiose testate di moda americana, Vogue, attraverso i suoi più celebri fotografi – due fra tutti Helmut Newton e Steven Klein – si racconta e racconta la bellezza racchiusa in un settantennio di vita. Offrendo indizi sul corpo, un'idea, una forma dell'anima, un confine che contiene l'infinito, un fianco a fianco, un faccia a faccia, una differenza, un peso, una misura, una collezione di parti, una pelle che tocca e si fa toccare, un desiderio che si muove.
Il punto di vista è sorprendente e spiazzante, poetico e perturbante. Perché nel viaggiare tra queste immagini siamo colti da accenni fuggenti di un erotismo sottratto al sospetto offerto al mistero, occhi aperti a centri interiori attraversati da bagliori, ambigui esercizi per incarnate sculture, maschere fallite, pezzi di sguardi, bocche in partenza, passi laterali, costumi e consumi, spalle e silenzi, fedeli impressioni, capelli nel vento, impronte impossibili, arcaiche figure tra natura e cultura, geometrici amplessi di cieche speranze, animali e animi che guardano altrove per afferrare la vita e raddoppiarne l'umore, eccitare il pudore.
O ancora, in un cielo che sta sopra la terra ma che al tempo stesso avvolge la terra, si dibatte una vogliosa potenza per una torsione sospesa, in lotta per l'ombra alla ricerca di un bacio, con la testa all'indietro o con il capo coperto.
Il volto è ora dis-umano, ora macchina umana per ospitare una strana bellezza, non priva di durezza, enigma o capriccio che rincorrere un atteso segreto.
Così l'estrema bellezza non è più una bellezza estrema ma solo l’espressione della creatività, l’enunciazione della verità.
Infine, un pensiero filosofico sulla fotografia.
Ciò che colpisce di quest’arte non è la sua facoltà di creare un doppio più o meno fedele dell’oggetto fotografato, ma la straordinaria capacità di ri-evocazione nel medesimo momento di quell”’aria di famiglia” e di quell’effetto di separatezza, tra l’immagine e il soggetto. In un istante rapito al divenire del tempo.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
|