La parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana,
press’a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle
statue m’hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini.
Viceversa con l’andare del tempo, la vita m’ha chiarito i libri.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
Non solo due imperi: quello romano e quello cinese, ma anche due grandi mondi in un ampio e importante arco temporale
che muove dal II secolo a.C. al IV secolo d.C.
Ma perché proprio questi due imperi? Forse si può tentare una risposta a partire dai linguaggi dell’arte e della scrittura, analizzando
le differenze e le analogie. Perché porre in dialogo due culture che incarnano e simboleggiano Occidente e Oriente
significa aprirsi alla storia dei popoli, alle usanze, i costumi, le leggi, l’economia, il pensiero, le arti. Attraverso un movimento
che conduce all’archeologia e all’antropologia.
Per scoprire, con qualche sorpresa, che le tangenze fra civiltà apparentemente distanti non sono poche. L’arte arriva a cogliere
la cultura del governo di un’epoca che legittima un presente che, a volte, si vuole assoluto, là dove tale assoluto riguarda però
l’arte stessa che perdura contro le ingiurie del tempo e l’ignoranza degli uomini, continuando a vivere di quella misteriosa
aura dell’anima delle cose e della storia.
Basti citare, per esempio, i Guerrieri di terracotta dal museo dei Guerrieri e dei cavalli di Terracotta dell’Imperatore Qin
Shi Huangdi e la Testa ritratto di Augusto del Museo Nazionale Romano o ancora la Testa di Giove del II secolo proveniente
dal Civico Museo Archeologico di Milano.
Scopo dell’esposizione, infatti, nell’anno che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedica alla conoscenza, intesa
come convergenza creativa dei saperi, è apprendere a vedere e sentire con occhi diversi i due imperi e le loro caratteristiche
prime ed essenziali.
E già a cominciare dal titolo dell’esposizione – l’aquila e il dragone – sono posti in gioco i due emblemi della mostra che si
declina fra preziosi oggetti d’arte e cultura di queste due civiltà.
Così come Marguerite Yourcenar nelle memorie del celebre imperatore romano, raccontando il “giornale intimo” di un uomo
del II secolo, ci parlava in realtà del nostro tempo, altrettanto la “con-temporaneità” della Cina antica e di Roma antica, indagate
appunto negli stessi anni, ci sanno trasmettere la vitalità e la forza di un glorioso passato. Ma non soltanto: l’obiettivo
di questa operazione che nasce dalla collaborazione tra il Ministero Italiano per i Beni e le Attività Culturali e l’omologo
cinese, China’s State Administration of Cultural Heritage, è la promozione della reciproca conoscenza e interscambio culturale.
Valorizzando il patrimonio storico-artistico delle due nazioni lungo un serrato raffronto che interessa tutti gli aspetti
della vita quotidiana.
Per intraprendere in questo modo un viaggio articolato e stratificato fra lo “strano” e il “familiare” alla ricerca di un orizzonte
nell’ambito del quale due Storie si incontrano in un faccia a faccia in cui gli sguardi dell’uno e dell’altro non si vogliono
frontali ma laterali (e provvisori), perché solamente questa condizione impedisce l’errore di una visione che tenti di
addomesticare l’altra.
Infine, una riflessione che intende mantenere unite la dimensione etica e quella estetica. Se un impero si definisce tale per il
fatto di esercitare il potere su di un territorio esteso che trascende popoli e culture diversi per appartenenza rispetto alle origini
dell’impero medesimo, allora ciò che qui resta dei due imperi è l’idea di un’arte al potere per la felicità della nostra memoria
e immaginazione. Così la Cina e Roma ci appaiono due imperi pacifici, per scelta disarmati, che si fanno conquistare
dai nostri occhi e dai nostri cuori, assetati di bellezza.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
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