Non c’è dubbio, il conformismo è la morte dell’autenticità.
Il conformismo è peggio del fanatismo, dell’esibizionismo,
del populismo, del laicismo, del misticismo;
o forse in un certo senso tutti li comprende e li ingloba.
Gillo Dorfles, Conformisti
Quanti Dorfles: il critico d’arte, il pittore, il filosofo, lo scrittore, lo studioso d’estetica, il lucido e ironico interprete del nostro Novecento. Oppure, invece, un solo Dorfles: lo spirito libero e anticonformista. Questo il nostro Dorfles: l’artista che ci regala uno sguardo altro sulla realtà che, attraverso apparenti visioni e allucinazioni, ci conduce nella complessità delle cose, filtrato da un’intelligenza mobile, guidato da un’ironia interrogante insieme a un’apertura alle profondità su cui agisce una strana musa il cui nome non conosciamo. Forse si tratta della musica.
Un percorso artistico e umano che Gillo Dorfles: l’avanguardia tradita intende esplorare e approfondire ancor di più. Perché con la sua personale storia si racconta quasi un secolo di storia dell’arte, non soltanto italiana. Dagli esordi degli anni ’30 del secolo scorso, all’esperienza del MAC - Movimento Arte Concreta, alla susseguente svolta critica e creativa, alle figure “immerse” nel colore della sua ultima produzione, la mostra narra l’universo pittorico e filosofico di questo grande milanese d’adozione.
Nel suo affascinante itinerario visivo, riferendoci tanto alle immagini disegnate quanto alle immagini della mente, sempre declinate su di un doppio passo: la critica e l’arte - appaiono con forza i movimenti che agitano l’animo dell’uomo. Se da un lato l’attento osservatore della società, dei costumi, della moda, dei fenomeni della comunicazione, delle nuove tecnologie sa cogliere con acutezza e umorismo gli scenari di oggi e di domani, dall’altro il pittore esprime le tensioni, le contraddizioni, i sogni che albergano nel cuore dell’uomo. La relazione fra origine e poesia sembra, in particolare, ispirare e muovere la sua inquieta e dinamica ricerca artistica. Là dove la metamorfosi è all’opera, là dove si origina un’idea, là dove segno e colore divengono sentimenti e marche dell’interiorità. Con uno sguardo che spazia fra “misura e dismisura”, all’interno del quale l’instabilità non è dispregio e la forma sconfina virtuosamente nel difforme. Quando il ”ritmo danzante” si sprigiona dalle linee e il geometrico si confonde con l’informe.
E nell’anno che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedica alla conoscenza intesa come convergenza dei saperi in vista di un pensiero in grado di riunire generi diversi, superando le rigide suddivisioni disciplinari, questa esposizione si inserisce bene per lo spessore culturale e la vocazione internazionale di Dorfles nei nostri due importanti progetti: “Milano si racconta” e “Milano mondo”.
Vi è, poi, qualcosa di ulteriore: in Dorfles visibile e invisibile dialogano e sprofondano nel silenzio di un mistero, denso di significato, decorato di forme inaudite, animali, maschere.
Infine, alcuni bene informati affermano che questa mostra è legata alla ricorrenza del suo centesimo compleanno. In realtà l’esposizione festeggia attraverso Dorfles certamente la sua esistenza, ma quest’ultima è assai più ampia avendo egli la capacità di tenere insieme la dimensione finita e quella immortale e di abbracciare il tempo con i suoi occhi e le mani. Perché l’artista, come nei versi di Baudelaire, sempre preferisce il viaggio all’arrivo.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
|