La grande arte? Consiste nel non dimenticare
il qui nell’altrove: il tempo, l’umile tempo del vissuto quaggiù,
tra le illusioni di laggiù, ombra dell’intemporale.
Yves Bonnefoy, L’entroterra
Il rapporto tra forma e parola è antico e al tempo stesso a venire.
Cordelia von den Steinen si racconta a partire proprio da queste categorie: dal tempo e dallo spazio, dal mutevole e dall’eterno, dalla stabilità della casa al nomadismo del viaggio. Le sue sculture parlano attraverso le forme solide di un incontro con l’ignoto. Se le donne e le attività domestiche sono motivi ricorrenti, tuttavia traspare in controluce un senso di inquietudine che muove all’indagine, alla domanda sull’essere. Questione che non può dis-giungersi dal fare. Il lavoro, specie quello manuale, contraddistingue alcune delle sue più interessanti opere. E si tratta pur sempre di un duplice lavoro, quello che si pratica con le mani e anche con il pensiero: la scrittura. Perché scolpire è scrivere una storia, investigare una cultura.
Dopo la formazione all’Accademia di Brera con Marino Marini è l’esperienza con il marmo in Versilia a essere decisiva per la scultrice. Senza trascurare l’uso di altri materiali come le terrecotte in una direzione più “fisica”.
Reminescenze arcaiche per spinte moderne: queste le linee su cui si muove Cordelia von den Steinen, dove la Sfinge sale in treno o l’ascensore si trasforma in sacello antico.
Una visione in cui l’archeologia convive con una certa idea del presente, senza tempo. Perché Cordelia è alla ricerca di quell’istante che raggela il tempo e lo sospende come liberandolo dalle minacce che incombono. I suoi temi più cari: case, viaggi, nature morte e figure restituiscono un corpo ai concetti, ma insieme suggeriscono irrequietezza e mistero.
L’occasione per riscoprire le opere della scultrice svizzera si rivela particolarmente interessante per tentare di catture insieme a lei quegli attimi instabili che compongono l’apparente naturalezza della vita di tutti i giorni. Di notevole impatto, ad esempio, il suo “Ferro da stiro” e la “Corazza” in terracotta ossessivamente lavorata a maglia.
Classicità e innovazione sono rilette con una personalissima chiave dall’artista che ci fa vedere “le cose” secondo la sua prospettiva. Moglie dello scultore Pietro Cascella ha attraversato con lui un periodo di veloci trasformazioni e cambiamenti sociali che sono stati interpretati nel corso di una lunga produzione di opere non soltanto private, ma anche pubbliche.
Come scrive Bonnefoy ragionando d’arte e, osservando adesso queste sculture di Cordelia, non possiamo a nostra volta non chiederci: “In che modo la bellezza delle forme può sfuggire alle trappole dell’immaginazione desiderante?”. Forse proprio per mezzo di questi segni, oggetti che si fanno discorsi.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
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