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Maurizio Cattelan

Palazzo Reale, dal 24 settembre al 24 ottobre '10



Prima ancora di parlare delle opere di Maurizio Cattelan forse dovremmo parlare dell’arte contemporanea. È un’arte che mette in discussione il proprio tempo, offrendosi come uno specchio seppur incrinato del presente.
È un’arte che non sempre parla bene di noi. A volte ha ragione. A volte ha torto. Rimane il fatto che l’arte contemporanea sonda la nostra psicologia, solleva dubbi e dà forma e voce ai nostri pregiudizi.
Da queste premesse muove una duplice esigenza, artistica e “politica”, che avverto diffusa - e tuttavia implicita - anche fra la gente. Si manifesta con due domande apparentemente irrelate: A cosa serve l’arte contemporanea?
Sono finite davvero le ideologie nell’epoca della globalizzazione?
Credo, sinceramente, che questa esposizione e Maurizio Cattelan alimentino queste domande complicandole, ma al tempo stesso suggeriscano possibili e non banali risposte.
Sicuramente il “rumore di fondo” che ha accompagnato questa mostra dice qualcosa sull’impiego della pubblicità nell’ambito del sistema dell’arte che l’artista sembra utilizzare come l’ideologia nei confronti della propaganda.
Il tutto naturalmente avviene sul terreno della cultura dove la creatività confina con le contraddizioni, un terreno su cui alcuni poteri forti alcune volte seminano idee, altre volte le estirpano.
Comunque chi vorrà proseguire il cammino attraverso queste opere d’arte scoprirà che esse consentono una pluralità di interpretazioni a vari livelli. Ed è una buona occasione per mettere in campo altri saperi talora divisi e contrapposti, come per esempio il punto di vista del teologo: “La Nona Ora rappresenta il pontefice Giovanni Paolo II colpito dal peso di un meteorite che è il simbolo dei mali terreni che non risparmiano nemmeno una delle massime autorità spirituali. Il Papa, però, non soccombe sotto il peso del meteorite, ma si aggrappa al crocefisso e a Cristo in segno di speranza che salva.
‘Qual masso che dal vertice / di lunga erta montana...’ (A. Manzoni) . La mole incombente del male trascina i figli di Adamo nell'abisso. Il dolore, la sofferenza, la malvagità, la divisione, l'esclusione s'accumulano in una frana rovinosa che travolge la storia dell'umanità. Il male è come un mostro che sta accovacciato alla nostra porta. Per colpire l'uomo, per minacciare soprattutto il debole, il povero, l'innocente. E ferirlo nel cuore della vita. È un meteorite che viene improvviso dall'alto e che minaccia la forza del bene. Lo colpisce nel suo centro più intimo.
È l'ora nona. L'ora in cui le tenebre sembrano prevalere. Il tempo in cui la morte e la vita si scontrano in un prodigioso duello. La vita sembra sconfitta. Un colpo mortale abbatte la figura Giovanni Paolo II, rivestito dei paramenti del grande Giubileo. Il male pare travolgere l'icona che per molti ha lottato corpo a corpo con le potenze dell'ideologia e dell'oppressione. Con l'unica arma disarmata e disarmante della croce. Si aggrappa ad essa, disegnando sul volto contratto la smorfia del giorno terribile dell'attentato in piazza S. Pietro. Quando una mano omicida ha tentato di colpirlo al cuore, attraversandolo da parte a parte. Ma quella ferita diventa adesso un meteorite che viene da altrove, ingrossato di tutta la cattiveria umana.
Il peccato del mondo abbatte, trafigge, ferisce il cuore del bene, ma non riesce a schiodare quelle mani che s'aggrappano alla croce. Essa resta lo strumento con cui gli uomini mettono in opera il loro disegno malvagio: è meglio che uno muoia al posto di tutti! La croce sorregge il Papa, non lo abbandona, è l'amore che redime. Non con la furia distruttrice che atterra, ma con la forza redentrice che guarisce. Questo è il duello tra la morte e la vita, tra l'amore e la divisione, tra l'ideologia e la comunione. La prima distrugge, abbatte, separa, la seconda passa attraverso, lavora dal di dentro, rinnova il cuore e le relazioni. Guardate quella croce: è l'asse della scena, è il punto di fuga che apre alla speranza. Una speranza a caro prezzo. Questa è la Nona Ora!”
Ma, tornando al tema “contro le ideologie”, un’esposizione artistica con Maurizio Cattelan e le sue opere non poteva non produrre discussione e dibattito ideologico. Sul piano culturale che è l’unico sul quale mi attribuisco qualche competenza e un po’ di esperienza mi pare che questo sia interessante. Sul piano politico può essere, invece, inquietante. In ogni caso ho l’impressione che fin d’ora possiamo trarre qualche conclusione : l’immagine che proviene dallo specchio incrinato ci informa di una società, la nostra, che si prende troppo sul serio, incapace di accettare gli scherzi, come quei bambini cresciuti troppo rapidamente che non sanno più giocare, divertendosi.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano


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