Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino
per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme,
di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò
e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Vangelo secondo Luca, capitolo 24
C'è un episodio nel Vangelo che è raccontato solo da Luca.
Pone indirettamente il problema del mistero: il morto è già risorto.
Il morto di cui parliamo è il figlio del Dio vivente. Questo episodio solleva la questione del riconoscimento. Allora come oggi.
Il racconto evangelico rappresentato nella Cena in Emmaus, una delle più belle pagine dei Testi Sacri, contiene una duplice chiave di lettura che mantiene intatto il proprio valore simbolico. Emmaus è allo stesso tempo un luogo geografico, sebbene non ancora individuato con certezza, e un luogo dello spirito, quello della comunione tra gli uomini. Emmaus è una terra lontana e antica ma è anche terreno di sperimentazione, perché Cristo è adesso “sperimentabile” in una presenza nuova che prende forma nel gesto dello spezzare il pane. Forse la centralità del mistero eucaristico è ciò che più ha colpito Caravaggio, maestro di un realismo all’interno del quale abita una profonda tensione spirituale. La sua ricerca della bellezza si dispiega nei giochi di luce e ombra e nella capacità di catturare espressioni e movimenti - delle mani in particolare.
La mostra Caravaggio ospita Caravaggio in cui sono proposte al pubblico le due Cene (quella custodita presso la Pinacoteca di Brera e la Cena di Londra) è anche occasione per celebrare in maniera originale il bicentenario della Pinacoteca di Brera.
Coglieremo questa opportunità per realizzare un’ulteriore riflessione filosofica di fronte al quadro, offrendo una gratuità di accesso all'arte e alla cultura. In entrambe le versioni la centralità dell’opera si colloca sul momento della con-divisione del pane e sulla scoperta dell’Altro, della vera identità dello Straniero. Lo Sconosciuto di cui i discepoli non sanno ri-conoscere il volto è in realtà il Figlio del Dio vivente. Colui che ci interpella e ci domanda apertura, accoglienza, fiducia.
Con questa iniziativa vogliamo iniziare a lavorare come da accordo di programma tra Comune e Stato per una la grande Brera che non è solo “una Brera più grande” ma un progetto di recupero dell'identità della città a partire dalla storia dell'arte e del suo ruolo quale coscienza e conoscenza della nostra presenza.
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano
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