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ballo + ballo
cat. Silvana editoriale

PAC, dal 21 aprile al 7 giugno '09



…L’illusorio punto dei geometri,
la linea, il piano, il cubo, la piramide,
il cilindro, la sfera, il mare, le onde,
la guancia sul cuscino…

Jorge Luis Borges, Sonno

Come restituire un’estetica degli oggetti che sia evocativa di un universo di sensazioni ed emozioni che vadano oltre la semplice modalità d’uso di un oggetto?
Lo studio fotografico Ballo e Ballo è uno studio che risponde con un nuovo modo di guardare agli oggetti con l’intento di oltrepassare il piano dell’estetica funzionale.
Con un’immagine essenziale, raffinata e tesa a catturare “la personalità” delle cose fotografate che apre a una fase importante di crescita, creatività e vitalità del made in Italy a iniziare dagli anni Cinquanta.
Il lavoro sulla luce e la passione per il particolare permettono di esprimere la vocazione dell’oggetto e pongono in rapporto dialettico le forme e i contenuti.
Aldo e Marirosa Ballo si avvalgono di tutti gli strumenti tecnologici dell’epoca per ottenere gli effetti desiderati.
Con angolazioni privilegiate dove in uno scatto la complessità e la leggerezza delle cose e degli uomini si con-fondono.
È piacevole riscoprire fra queste “cose” anche un indiretto ritratto dell’Italia del tempo. Perché le cose parlano di noi.
Se il nostro punto di vista ora si è fatto disincantato e sembra che gli oggetti non rimandino più ad “altro” saper accogliere uno sguardo “sognatore” ci consente, invece, di abitare i luoghi come “creatori” che riordinano gli spazi, offrendo imprevedibili aperture di senso da cui scaturiscono esperienze. In fondo in casa ogni volta che spostiamo un oggetto dentro lo spazio, non si muove il mondo? Questa presenza invisibile nella casa ci avverte di rimettere al centro la sua anima nelle infinite relazioni.
Lo spazio geometrico è allora trasceso. E il suo “sorgere” è emblematico di una possibilità prossima alla psicologia, di una condizione interiore, alla ricerca di uno spazio perduto dove la cultura si offre destino della solitudine, genera immaginazione a partire dalla quale nutrire il riposo della casa. Come pausa e progetto.
Ma le opere d’arte non sono oggetti sociali con i quali intratteniamo relazioni intime? Attraverso l’obiettivo di una camera che non sia pigra o passiva possiamo trovare risposta alla nostra domanda di senso per mezzo di frammenti, lembi di verità. Per scoprire che la vita, anche nei suoi momenti di quotidianità,  sta all’arte come la contemplazione alla libertà.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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