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Armando Testa. Il design delle idee

PAC, dal 13 aprile al 13 giugno '10



Prestigioso creatore di immagini, inventore di paradossi visivi e,
in definitiva, quello che mi piacerebbe definire ‘visualizzatore globale’
dei rapporti fra uomo e mondo, tra produzione e consumo,
tra creatività ‘pura’ e creatività finalizzata a uno scopo.

Gillo Dorfles, Armando Testa: global visualizer

Testa Armando. Nomen omen, dicevano i latini, credendo al destino, alle relazioni fra le parole e le cose. Relazioni che stanno sotto la direzione del cielo. E così è stato.
“Una gran testa”, quella di Armando. Una ragione che si è posta al servizio dell’immaginazione. Dove la fantasia è magia, la creatività è fede.
Eppure sarebbe davvero prevedibile fermarsi qui. Perché in questa mostra vogliamo mettere anche in luce qualcosa ancora in ombra nel nostro Paese laddove vi sono sprechi dell’intelligenza applicata all’impresa che, invece, Armando Testa ha sempre saputo evitare, restituendo dignità deontologica al mondo dei pubblicitari.
Egli, prima di altri, ha avvertito l’esigenza di tenere insieme la dimensione ludica e la verità, il bello e il funzionale, il progetto e il prodotto.
È stato artista capace di sopravvivere alle proprie invenzioni. Invenzioni che sono sorte tra sogni e segni che hanno avuto “mete antropologiche”. Per progettare, disegnare, in-scrivere in noi la sua visionarietà.
Armando Testa ha, così, superato le categorie tradizionali del designer e del grafico nel suo essere trasversale – di più obliquo – ai generi di un’arte applicata.
Questa mostra, da noi fortemente voluta, si incentra fra tutte queste possibilità, sul “design delle idee” ed esplora, così, l’articolata attività di designer del maestro.
La vivace creatività di Armando Testa si è tradotta in più campi artistici, sociali e culturali. Il suo linguaggio che si è avvalso, in particolare, delle metafore e delle figure retoriche è stato ironicamente e intelligentemente piegato a descrivere, narrare, interpretare la realtà, a partire dai vizi e dalle virtù degli italiani.
Là dove l’importanza della comunicazione (non soltanto pubblicitaria) è andata di pari passo con l’evoluzione dei tempi che sempre più si sono riconosciuti in segni grafici forti e simboli iconici.
Come non richiamare il celebre manifesto dell’ICI o le sfere di Punt e Mes o le linee decise dei personaggi che hanno animato “Carosello”?
Forse ciò che unifica questa eterogenea produzione di immagini è il filo rosso della creatività che si è pone in primo piano nella semplicità dei segni utilizzati e nella valorizzazione del dettaglio, allusivo rispetto a un tutto che risiede nell’immaginario collettivo.
Il disegno è, perciò, sotto tale profilo assai indicativo. E l’esposizione si trattiene su questi “appunti” disegnati che sono serviti per preparare i lavori più importanti.
Completa la retrospettiva la proiezione del film documentario di Pappi Corsicato Povero ma moderno nel quale il regista ha inteso “dialogare con le sue mitiche invenzioni” per restituire al pubblico in cinquanta minuti di musica e immagini l’eleganza, lo stile, la genialità del padre della pubblicità italiana.
Nell’esposizione le idee di Armando Testa sono rifiorite in più di un terreno, offrendoci le forme più tangibili dei sogni, le materie e i colori più evocativi di terre lontane e vicine, le associazioni di pensieri più dinamici e profondi.
Infine, una considerazione: se fosse qui oggi avremmo ancora bisogno di lui per aiutarci a promuovere una merce rara di cui sentiamo la necessità, l’ironia, uno dei più grandi piaceri che un uomo libero può concedere a se stesso.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano

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