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Arcimboldo

Palazzo Reale, dal 10 febbraio al 22 maggio '11



La pittura di Arcimboldo è mobile: il suo progetto stesso
impone al lettore l’obbligo di allontanarsi e di avvicinarsi,
confermandogli al tempo stesso che non perderà
alcun senso in questo movimento…


Roland Barthes, Arcimboldo


L’arte di Arcimboldo è mobile: trasposizioni, allegorie, metafore, costruzioni linguistiche permettono più letture al medesimo tempo dell’opera, proprio là dove il gioco dei significati e dei rimandi diviene centrale nella concezione pittorica e si presta altresì per destrutturare la nostra identità.
In questo processo creativo André Breton, uno dei maggiori esponenti del surrealismo, a cui per certi versi potremmo accostare la poetica dell’Arcimboldo, punta il dito verso l’antropomorfismo e la particolare cura e attenzione per l’esecuzione dei ritratti, capaci di liberare potenzialità semantiche inaspettate.
Per ripensare a un diverso rapporto fra natura e cultura – tematiche di fondo della poetica dell’artista - dobbiamo sottrarci a una logica di potere che, nel corso della storia, ha subordinato la natura alla cultura e viceversa. Si tratta, invece, di discutere nuovamente sulle allegorie e le metafore con le quali la natura e la cultura si sono raccontate e mostrate a noi. E l’Arcimboldo, in quest’ottica, ha certamente messo in crisi alcune nostre certezze, offrendoci la possibilità di riflettere seriamente sulla nostra identità con le sue bizzarrie e i suoi capricci. Ma ci si potrebbe chiedere: sono davvero “bizzarrie”? Abbiamo perduto la capacità di trasfigurare le realtà attraverso le quali vivere una vita altra?
Questa esposizione intende, ponendo in relazione Arcimboldo e la cultura artistica dell’epoca, con riferimento a due personalità di grande spicco quali Leonardo e Caravaggio, tracciare un originale percorso che esplora gli intimi legami dell’artista con Milano e illustra la sua carriera di pittore, inventore, animatore e regista di feste di corte.
In tutte le sue composizioni emerge con forza quella che Massimo Cacciari identifica con una “vertigine metamorfica” dal sapore filosofico per la quale tanto maggiore è la definizione dei particolari tanto più efficace è l’armonia della costruzione d’insieme. In un rispecchiamento di forme e allusioni che portano questi dipinti a sconfinare dalle classificazioni di natura manierista o riconducibili alla Scuola di Leonardo, tenendo naturalmente conto degli indiscussi influssi culturali. E ponendo l’accento su quelle raffinate e inquietanti “pitture ridicole” che ricercano la “meraviglia”, l’”eccesso”, la “metamorfosi”, la “trasmigrazione” e che si reggono, come afferma Barthes, sul principio per cui “la natura non si arresta”. Pensiamo, per esempio, a L’Acqua oppure al Bibliotecario. Due ritratti allegorici che costruiscono il disegno complessivo basandosi sui singoli elementi. Nell’Acqua, infatti, possiamo distinguere: il gambero che sta per lo scudo, la tartaruga e la conchiglia per la spalliera, e un polpo, una collana di perle, una razza che sta per la guancia, un’altra conchiglia con perla per l’orecchio, una cicala di mare per il sopracciglio, le fauci di uno squalo per la bocca, una corona fatta di due cetaceii, un tricheco, una giovane foca, un cavalluccio marino, i raggi di una stella marina. Il Bibliotecario è allegoria della lettura; è l’idea a suggerire l’immagine dell’uomo. Interamente composto di libri, ha una tenda che cade sulla spalla sinistra e l’orecchio è realizzato con il nastro della rilegatura. Ma, al di là del “sistema delle corrispondenze”, dei ricorrenti motivi letterari e delle suggestioni figurative queste opere rappresentano un modo per riscoprire l’energia e la vitalità di Arcimboldo portandoci idealmente a considerare il pittore come nostro contemporaneo. Come non ricordare, per esempio, gli elementi vegetali e animali delle sue creazioni in relazione alle sfide inscritte nell’ambito di Expo 2015: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”?
Ancora, una considerazione finale: l’occasione di questa mostra è di carattere etico. Non riguarda l’artista ma il committente. Perché, a ben guardare, quando Arcimboldo raffigura la natura indica una sottile verità della sua epoca: la subordinazione della natura all’uomo e dell’uomo al potere. Oggi, le cose sono forse cambiate, possiamo pensare a una rivincita della natura. La nostra committenza non può che essere al servizio di un’umanità integrata, simbolica e sensibile, “curvata” verso la natura.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano


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