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L'anima dell'acqua
cat. L'Erma di Bretschneider

Palazzo Reale, dal 28 novembre '08 al 29 marzo '09



Uomo libero, sempre avrai caro il mare!
È il tuo specchio: tu contempli la tua anima
nelle sue onde che all’infinito si accavallano
e il tuo spirito non ha baratri meno amari.

Charles Baudelaire, L’uomo e il mare

Noi siamo fatti di acqua. Dove questo noi allude al pianeta. E all'uomo. Dalla cosmologia alla biologia, tutto è scorrere.
L'acqua come mito, racconto, narrazione. Con le parole di P. Valéry: “sete di schiuma sconosciuta”.
Così L’Anima dell'Acqua. Simbologia, sogni, visioni si presenta come una preziosa occasione per riflettere sul tema dell’acqua attraverso canali che intrecciano il piano dell’arte, la storia del pensiero, l’immagine e i simboli che all’acqua sono stati associati. In questo itinerario si può viaggiare attraverso le immagini alla ricerca di un racconto antico ma dal sapore moderno. Per navigare lungo vie d’acqua metaforiche che sempre riconducono alle origini e al tempo stesso aprono a nuove fonti. Il rapporto tra l’uomo e l’acqua, tra la comunità e l’acqua è, infatti, relazione vitale che attinge alle radici dello scambiare, dove le figure dei desideri e delle necessità si infittiscono attorno a quella voglia radicale di mondo di cui la città è sentimento e al tempo stesso esperienza.
Per evocare, allora, quasi una sorta di psico-analisi dell’acqua, non solo di quella che non di rado si spreca fuori di noi, ma alludendo anche all’acqua nascosta nel grembo di ogni società, al suo liquido amniotico in cui si racchiude la vita che fu e che sarà.
Conservando e creando una doppia visione: diurna e notturna, palese e nascosta. L’acqua ci si offre come avventura della mente, provvista di un documento di viaggio per spazi lontani dalle nostre mani, alla ricerca di simboli e allegorie accompagnati ad approcci inauditi in cui scorgere qualcosa di arcaico. Il bisogno di barche e mete, di navigazioni e passaggi verso l’aperto, che dilatano lo spostamento dello sguardo sul tempo che passa e non passa, sono andatura della nostalgia, del mare e della luna, dove le dimensioni dell’onirico e della veglia si ri-compongono in un’architettura del vissuto quotidiano.
Entrando in contatto con l’acqua si può riscoprire il senso autentico di un ascolto interiore che confessa stupore, e a volte rammarico, per l’artificio dell’uomo, per quell’acqua deviata, ora abbandonata sotto una superficie armata di mero presente, tra le pieghe del quotidiano, la cui violenza ha interrotto i flussi di coscienza di un duplice legame, visibile e invisibile, tra uomo e acqua. Quando lo sfregio alla natura è divenuto maschera di ipocrisia, ingenuità, assenza di utopia.
Eppure l’acqua si è fatta scrittura. Grande libro che bagna le pagine del presente che ora necessita più che mai la promozione di una cultura in grado di salvaguardare e rilanciare le risorse locali, i paesaggi mediterranei, le rive e le coste ad esempio, tutte quelle ricchezze naturali da reinterpretare e far conoscere nella doppia dimensione etica ed estetica. Per ritrovare l’innata vocazione poetica di questo fondamentale elemento naturale nel quale Borges individua uno degli ineffabili emblemi del tempo: “Guardare il fiume fatto di tempo e acqua / e ricordare che il tempo è un altro fiume, / sapere che ci perdiamo come il fiume / e che i visi passano come l'acqua”.

Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura del Comune di Milano


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